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SI CHIUDE CON UN DIBATTITO ALLA RISIERA DI SAN SABBA LA MOSTRA “PROGETTO EUTANASIA: STERMINATE I DISABILI!”

Trieste - La mostra “Progetto Eutanasia: sterminate i disabili!”, visitata da oltre ventimila persone, chiuderà sabato 15 giugno 2013 dopo aver ottenuto notevole successo. Quale evento conclusivo dell’iniziativa, la Cooperativa Sociale Trieste Integrazione a marchio Anffas Onlus ha organzizato ieri, giovedì 13 giugno, un incontro pubblico moderato dalla giornalista Elisabetta Batic, al quale hanno partecipato Giandario Storace Presidente di Trieste Integrazione, Antonella Grim Assessore all’Educazione del Comune di Trieste, Laura Famulari Assessore alle Politiche sociali del Comune di Trieste, Claudia Morgan quale rappresentante dei Civici musei di storia ed arte di Trieste, Giovanni De Martis Curatore della mostra e Presidente della Fondazione Olokaustos di Venezia, Cesarino Zago Responsabile del Servizio tutela salute bambini adolescenti donne e famiglie dell’Ass 1 “Triestina”, Elisa Barazzutti Consigliere nazionale di Anffas Onlus e Vincenzo Zoccano Presidente della Consulta dei disabili del Friuli Venezia Giulia. L’incontro è stato un momento importante di analisi e confronto sulle tematiche affrontate dalla mostra, che si articola attraverso un percorso composto da quarantuno pannelli e traccia un quadro preciso della pianificazione ed attuazione dello sterminio sistematico di circa ottantamila disabili da parte del regime nazista, ma illustra anche le basi ideologiche che hanno portato alla nascita dell’eugenetica.

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“Quanto avvenuto nei confronti dei disabili è un fatto gravissimo per tutta l’umanità e siamo contenti che la collaborazione con il Comune di Trieste ci abbia permesso di allestire la mostra alla Risiera di San Sabba - ha detto il presidente di Trieste Integrazione, Giandario Storace -. Il successo ottenuto da questo percorso educativo è la dimostrazione che siamo riusciti a stimolare le persone alla riflessione. Oggi l’approccio alla disabilità è diverso e mi sento di affermare con certezza che nelle strutture gestite da Anffas non ci saranno passi indietro di alcun tipo rispetto ad un approccio, per quanto scientifico e professionale, basato su scelte fatte con il cuore, di modo da riuscire a dare il massimo ai nostri ragazzi.

“Questa mostra si inserisce bene in una serie di percorsi sviluppati dal Comune di Trieste per i ragazzi della scuole – ha commentato l’Assessore comunale all’Educazione Antonella Grim -, che sono stati portati a visitare il campo di sterminio di Auschwitz. Progetto Eutanasia è quindi un ulteriore tassello di crescita per la consapevolezza di questi giovani che si ricollega al Treno della Memoria. Oggi il Comune di Trieste oltre ad avere grande attenzione alla disabilità nelle scuole, propone una chiara visione delle tragedie avvenute lo scorso secolo proprio per fornire ai giovani gli strumenti per evitare che esse possano ripetersi. A prescindere dalle ideologie politiche è infatti necessario sempre saper per il bene del nostro prossimo”.

“La capacità attrattiva della mostra dimostra che questi sono temi importanti sui quali anche gli insegnanti hanno bisogno di riflettere – ha dichiarato l’Assessore alle Politiche Sociali, Laura Famulari -. Anche se a Trieste abbiamo una rete e servizi di alto livello bisogna ancora lavorare sulle politiche si accessibilità per garantire ai disabili i medesimi diritti degli altri individui. Partecipazione sociale, uguaglianza, salute e lavoro sono tematiche fondamentali che vanno sviluppate ed approfondite”.

“Progetto Eutanasia ha girato il mondo, ma quella alla Risiera di San Sabba è stata la tappa più qualificante ed il momento di arrivo di un percorso – ha illustrato Giovanni De Martis, curatore della mostra e Presidente della Fondazione Olokaustos di Venezia -. Di solito dopo aver visto questa esposizione sono due i pensieri che si focalizzano nella mente delle persone: tutto ciò non deve più accadere e non si devono creare le condizioni perché questo si ripeta. Bisogna quindi capire che quando una concezione come l’eugenetica diventa un pensiero socialmente accettato si aprono tutte le possibilità. Quando si entra nella logica dello stigma si entra nella logica del carnefice che è sempre pronta a riemergere in situazioni difficile. Lo scopo di questa esposizione non è mostrare quanto successo, bensì evidenziare come dietro ai medici che hanno sterminato i disabili ci fosse società che ha imposto uno stigma e non lo ha più rimosso. I medici tedeschi che hanno condotto queste pratiche omicide non sono stati processati come criminali alla fine della guerra perché lo stigma nei confronti della disabilità era presente anche negli Alleati, come dimostra il fatto che negli Usa fino al 1965 siano state eseguite sterilizzazioni di donne portatrici di malattie genetiche. La linea di prosecuzione di questo percorso didattico è quindi lo stigma perché se certi elementi oggi riemergono è segno di una mancanza di  cultura si questo fronte”.

“Oggi ci sono ancora pensatori che portano avanti le teorie dell’aborto motivato dalla disabilità – ha commentato la Consigliera Nazionale di Anffas, Elisa Barazzutti -. Il pensiero che ci siano vite non degne di essere vissute deve essere combattuto. Oggi sappiamo che la disabilità non dipende solo dal codice genetico, ma anche dall’ambiente che può essere abilitante o disabilitante. Solo la centralità della persona ci permette di vivere in una società civile perché nella diversità cresce la ricchezza dell’umanità”.

“Si tratta di un’esposizione che aiuta a riflettere e ringrazio chi ha reso possibile il suo allestimento – è intervenuto il Presidente della Consulta dei Disabili del Friuli Venezia Giulia, Vincenzo Zoccano -. Dobbiamo ricordarci infatti che queste atrocità sono accadute nella civile Europa del secolo scorso, solo sessanta anni fa. Di questa tragedia il ricordo è ancora molto vivo e dobbiamo mantenerlo tale per vitare che fatti analoghi possano ripetersi”.

“Come psicologo ho avuto modo di vivere un’esperienza professionale in un’isola greca nella quale venivano internati i disabili psichici e fisici – ha detto Cesarino Zago responsabile S. C. Tutela Salute Bambini Adolescenti Donne e Famiglie Distretto 1 Ass “Triestina” -. In quel luogo alla fine degli anni Sessanta  si trovavano quattromila deportati, perché questo è il termine esatto, con una media di duecento morti all’anno per setticemia, soffocamento e denutrizione. In totale c’erano due medici e gli infermieri erano più che altro guardiani armati. Abbiamo lavorato per cambiare le cose ed in parte ci siamo riusciti. Oggi in Italia c’è il problema della riconversione degli ospedali psichiatrici giudiziari e sarà necessario lavorare per fare in modo che le nuove strutture diano veramente una risposta al problema e non siano solo un luogo dove rinchiudere per sempre alcuni soggetti giudicati incompatibili con la società. Troppo spesso la psichiatria, per mancanza di controllo, ha trasformato ambienti sanitari in veri lager”.

La mostra “Progetto Eutanasia: sterminate i disabili!” è visitabile fino a domenica 16 giugno 2013.

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